Il Calapranzi
Il Teatro contemporaneo al Quirino
Nella programmazione del Teatro Quirino di quest’anno non manca un classico contemporaneo, Il Calapranzi di Harold Pinter.
Se l’opera è stata scritta nel 1957, è indubitabilmente una di quelle che hanno ancora lo statuto della contemporaneità, non nel senso in cui può averlo un classico, il quale parla in ogni tempo, ma in quello che le strutture formali e di senso del testo non sono ancora state superate. E la trama assurda, come le trame di Beckett, uno dei maggiori ispiratori di Pinter stesso, certamente rende la trasposizione teatrale particolarmente difficile; credo specialmente in contesti come quelli italiani che non abbiano nel proprio DNA i geni di una letteratura di questo tipo. Il rischio diventa peraltro quello di utilizzare il testo dell’autore per estrapolarne significati altri, deviando la forma originale dell’opera.
Il Calapranzi è in scena al Teatro Quirino dal 23 al 28 maggio. La regia di Claudio Gregori e Simone Colombari non deforma il testo di Pinter – quello utilizzato è quello della ormai classica traduzione di Alessandra Serra – attenendosi alla sua lettera. I protagonisti, Ben e Gus, sono interpretati anch’essi da Gregori e Colombari, sono in un seminterrato disadorno. Ben è il più autoritario, Gus il più passivo ma che fa domande positive, situazione palesemente beckettiana e che potrebbe rimandare ad infinite altre spiegazioni filosofiche. Si scopre che essi sono due sicari professionisti che attendono l’ordine per uccidere qualcuno. Ricevono messaggi nel loro seminterrato tramite un calapranzi, e intanto riempiono il tempo parlando del nulla, di cose futili, prima della fine, nell’attesa che il sipario cali.
Questo spettacolo si avvale delle potenzialità dei due attori, che rendono con cinica nonchalance l’assurdità della situazione, con l’aggiunta di un’autoironia derivante dal loro pedigree attoriale, e che risulta – credo – più evidente in un palcoscenico italiano che non in uno inglese. I messaggi calati con il calapranzi vengono talvolta annunciati da rumori e da luccichii di cubi luminosi.
L’opera prodotta da LSD edizioni è sostanzialmente una buona resa filologica del testo di Pinter con l’aggiunta di ironia nostrana.







