Il fallimento nel testo di Scomode verità

Scomode verità di Gianpaolo Morelli racconta di fallimenti e scomode verità

Per il Teatro Tor Bella Monaca  – Arena Teatro Tor Bella Monaca in scena Scomode verità, lo spettacolo di Gianpaolo Morelli che dalle immagini televisive si trasporta in teatro, a contatto diretto con il suo pubblico, accompagnato dal Maestro Sergio Colicchio. Scritto a quattro mani con Gianluca Ansanelli, la commedia porta in scena aneddoti di vita irriverenti, pungenti e sinceri, dell’attore il quale condivide il tutto con particolare coinvolgimento del pubblico. Lo stesso pubblico che ha atteso con pazienza l’inizio dello spettacolo.

Quando l’attore si palesa non lo fa dalle quinte, ma dalla platea dialogando con gli spettatori che applaudono e gli permettono, in questo modo, di far sparire la sua proclamata timidezza, perché il timido Moretti svanisce quando il personaggio dello spettacolo sale sul palco. Si palesa così il narratore delle vicissitudini passate, quelle che lo hanno reso protagonista, in negativo, nei suoi anni giovanili, ma non solo.

In questo modo scopriamo i tre racconti che partono da un Morelli bambino che ha disturbi specifici dell’apprendimento: è dislessico. La dislessia, poco conosciuta al tempo del Morelli bambino, sarà per lui fonte di disagio scolastico e sociale, che ha segnato non poco la sua vita scolastica oltre che la sua vita relazionale. All’epoca, nella scuola, non c’erano tutte quelle attenzioni che sono presenti oggi e che raggruppano una serie di dinamiche e lavoro tese ad aiutare i bambini che dimostrano diversi disturbi di apprendimento. Ma si sa, il mondo, come il modo di pensare, mutano dinanzi al periodo in cui si vive e migliorano con il tempo, o almeno questa è la speranza.

A staccare i vari racconti ci pensano anche delle scomode verità che l’attore condivide con il pubblico coinvolgendolo in un’analisi su vari temi. Perché spesso sono proprio queste a mutare gli umori e le relazioni, fronteggiando situazioni che spesso non hanno soluzioni ma solo accettazione delle stesse.

A fare da colonna sonora è il Maestro Sergio Colicchio che accompagnandosi con una tastiera, dà il ritmo e l’emozione giusta alla narrazione e che viene coinvolto in discussioni dall’attore. In questo modo le storie proseguono come prosegue la crescita del giovane.

Ma cosa rappresentano tutte queste narrazioni? Tutte le verità scomode che Morelli porta sul palco? Nient’altro che il fallimento, quello che accompagna ognuno di noi perché tutti abbiamo i nostri fallimenti, tutti conosciamo le sconfitte e le dure realtà che ci portano a confrontarci con noi stessi in primis e con i nostri vicini.

Il fallimento è quel sentimento che ci appare come un ostacolo insormontabile capace di distruggere la propria vita e far decadere quella maschera di persona vincente che tendiamo a mostrare al mondo e a noi stessi per emergere e non aver paura. La paura di fallire anche nelle piccole cose, ci rende ansiosi impedendoci di godere della vita, fatta di fallimenti e successi continui con noi stessi e gli altri. Quest’ultimo è il confronto peggiore, ma spesso si dovrebbe riflettere sul fatto che a volte, il nostro fallimento è minore di quello di qualcun altro.

Non mancano piccoli esperimenti con il pubblico, con i social, le interazioni. In questo modo lo spettacolo è una nota godibile per il pubblico che apprezza e ringrazia.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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