La prigione dorata: l’esordio letterario di Carmelina Micallef Senatore

Una prigione dorata non è sicurezza: è sempre una prigione

Spesso le prigioni non hanno sbarre reali, non sono visibili a tutti, ma sanno rinchiudere le persone con sbarre enormi e lucchetti difficili da aprire. Le prigioni possono essere nere, buie e paurose, a volte sono dorate, perché ci permettono di sentirci al riparo dalla cattiveria del mondo che ci circonda e che non sappiamo affrontare, per paura, per timidezza, perché non siamo capaci di farlo, non ce lo hanno insegnato, ci hanno sempre fatti sentire inadatti. Ma le prigioni, nere o dorate, alla fine, sono sempre prigioni e come tali vanno affrontate e combattute per poter vivere la propria vita in serenità, perché è questo lo scopo di ogni essere umano.

La prigione dorata è l’esordio letterario di Carmelina Micallef Senatore, insegnante, nata in Inghilterra da genitori immigrati dall’Italia e da Malta. Il suo è un romanzo che parla di immigrazione, accoglienza, inclusione, anche se questa è circoscritta alla vita personale della protagonista del romanzo. Rosaria è una bambina che vive in un paesino del profondo sud, in una casa affiancata al castello del paese, dove abita con la nonna e le zie, perché la mamma è in Inghilterra per lavorare. Lei non conosce suo padre, del quale la mamma ha accennato qualcosa, ma vive un rapporto con amici e familiari, al limite dell’inadeguatezza. In paese non gode di quella che può essere definita “una buona reputazione” essendo nata al di fuori del matrimonio e questo si ripercuote sulle dinamiche sociali a scuola, con gli amici e anche con la famiglia. Anche in quest’ultima, invece di essere difesa e protetta, è parte delle dicerie e delle maldicenze che la vedono come frutto di uno sbaglio. A nessuno passa per la mente che, invece, potrebbe essere il frutto dell’amore e per questo qualcosa di importante.

Rosaria, non riesce a comprendere cosa la renda diversa dalle altre: da piccola ne è inconsciamente consapevole, ma data la giovane età, non riesce a spiegarsi certi atteggiamenti, certe frasi o sguardi che turbano la sua innocenza; da adulta, invece, ritrovandosi in un’altra città, circondata da un altro modo di vivere la vita, prova lo stesso atteggiamento di indifferenza e diversità, questa volta legata alle sue origini, al suo non essere realmente inglese. Inadeguatezza e sentirsi fuori posto sono sentimenti che l’accompagneranno per tutta per la vita, come l’accompagnerà quel suo desiderio di cercare la verità, di cercare il suo posto nel mondo. E poi c’è la scoperta di un padre che non ha potuto crescerla e che lei ha sempre desiderato conoscere, per comprendere meglio le sue radici.

L’autrice nella prefazione introduce la storia spiegando che in essa c’è qualcosa di autobiografico, avendo vissuto sulla propria pelle sensazioni, paure, tormenti, che colpiscono le persone che hanno vissuto un distacco dalla propria terra, ognuno a suo modo. Tutti hanno provato quella sensazione di sentirsi stranieri in un nuovo paese, perché gli altri ti fanno sentire tale. E quindi ci si ritrova a subire una serie di atteggiamenti che spesso si trasformano in veri e propri atti di “bullismo” che, come la maggior parte degli stessi, sono causati dall’invidia e gelosia che provano queste persone. Sembra naturale, quindi, rinchiudersi in una “gabbia dorata”, una prigione nella quale si cerchi di convivere con sé stessi e provare a superare le avversità della vita. È un modo per continuare a vivere ma che sviluppa anche una empatia con chi vive situazioni simili. Certo, ci sono modi diversi con i quali si sopravvive alle avversità della vita: ci si può lasciar andare e farsi condizionare in modo negativo, diventando spesso, più crudeli dei propri tormentatori, oppure rispondere con cultura ed intelligenza cambiando il proprio modo di pensare, cambiando la prospettiva, comprendendo il passato e perdonando gli errori.

Carmelina Micallef Senatore

Nel romanzo Rosaria fa un lungo percorso interiore che la porta a cambiare la propria vita, un percorso non facile, ricco di sacrifici, fatto di solitudini, paure e rinunce, sensazioni che la renderanno timida e chiusa in sé stessa, ma che le permetteranno di crescere e migliorare, aprendo il suo cuore, portandola verso un epilogo che non è il solito, ma che non sveleremo.

Il libro presenta una scrittura accattivante che permette al lettore di immedesimarsi con la protagonista e il paesaggio, la società che viene descritta, in un turbinio di emozioni e desiderio di conoscere fin dove arriveranno la protagonista e i suoi antagonisti. Rappresenta la storia di un mondo che parrebbe antico e passato, ma che, invece, è ancora presente in quel profondo sud dal quale viene estrapolato.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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