Occidente mon amour

Tornano “Le nuvole” della compagnia Castalia

Era il 1992. L’allestimento dello spettacolo Le nuvole di Aristofane da parte di Vincenzo Zingaro segnò la fortunata storia della Compagnia Castalia. Essa divenne presto una delle più solide compagnie dedite all’allestimento di commedie classiche. È il 2023. Dal 17 marzo al 2 aprile presso il Teatro Arcobaleno di Roma, sede del Centro Stabile del Classico – che attiva collaborazioni con scuole ed università – è in scena Le nuvole di Aristofane, per la regia di Vincenzo Zingaro.

Era il V secolo a.C. E’ il V secolo a.C. Sarà il V secolo a.C. Siamo ad Atene, culla della civiltà occidentale. Non sembrano esserci dubbi: se è vero che i classici parlano a uomini di tutti i tempi e se è vero che il teatro ha una missione universale, declinata talvolta in senso sociale, l’intenzione registica di Zingaro è che Le nuvole parlino ancora; Zingaro sembra non mettere in discussione il fatto che proprio nell’antichità classica e proprio in quel crogiuolo d’idee paradossale che fu l’Atene del V secolo, si sia formato l’uomo moderno e l’allestimento di una commedia classica è possibile ancora oggi.

La trama de Le nuvole è nota. In quella che è forse la più celebre commedia aristofanesca, gli strali dell’autore erano volti contro Socrate e i sofisti, oltre che contro il poeta Euripide. Il vecchio Strepsiade, indebitatosi a causa del figlio Filippide, si rivolge appunto ai sofisti e a Socrate per imparare a parlare e a salvarsi dai creditori. Socrate rivela che non esiste Zeus ma che le divinità sono le nuvole e in un crescendo di situazioni comiche procede con l’apprendistato prima del vecchio, poi del giovane. I discorsi inconsistenti dei sofisti possono rappresentare oggi – e nello spettacolo di Zingaro sembrano rappresentarlo – i discorsi inconsistenti e privi di contenuto veicolati dai mass media o dai politici.

La graffiante critica sociale aristofanesca non perde dunque alcuna forza e violenza. In più, in senso meta-teatrale la critica ai sofisti può essere vista come una critica nei confronti dell’impoverimento del linguaggio teatrale stesso a causa della semplificazione e volgarizzazione dovuta agli stessi mass media. Volgarizzazione … Ma  la commedia di Aristofane com’è ovvio è intrisa di volgarità: dalla spiegazione del come le zanzare producano il ronzio agli appellativi rivolti ai politici. E quella volgarità non si fa poesia, bensì è poesia nel mostrare direttamente sulla scena il proprio messaggio, e non veicolandolo in senso mediato. Certo, l’ironia nei confronti di Socrate e dei sofisti si può ribaltare in una dimostrazione della superiorità dell’ironia stessa; ergo di quel saggio socratico che ironicamente sa utilizzare i propri strumenti a fin di bene.

Ma in quell’Atene del V secolo laddove si muoveva Euripide e quello stesso Socrate, in un certo nietzschiano senso iniziatore e distruttore della civiltà, inizia la storia che porta al 2023. E dunque il classico resta attuale o, a seconda del punto di vista, in-attuale. La spettacolo di Zingaro, che si avvale delle straordinarie maschere di Rino Carboni, è poetico, vivo e funziona. Il cast è quello della Compagnia Castalia, ed è garanzia di qualità. Composto da: Fabrizio Passerini, Ugo Cardinali, Piero Sarpa, Rocco Militano, Laura De Angelis, Sina Sebastiani, Valeria Spada. Le musiche sono di Giovanni Zappalorto, i costumi di Paola Iantorni, il Disegno Luci di Giovanna Venzi.

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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