Pubblicato il: 25 Febbraio 2018

Recensione: Dark Night di Tim Sutton

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Il 1 marzo esce nelle sale italiane Dark Night di Tim Sutton con Robert Jumper, Eddie Cacciola, Aaron Purvis, Shawn Cacciola, Anna Rose Hopkins, vincitore del Premio Lanterna Magica, sezione Orizzonti, alla 73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film, distribuito da Mariposa Cinematografica e 30Holding, si avvale delle musiche di Maica Armata e della fotografia di Helene Louvart.

Il film è liberamente ispirato dal caso del Massacro di Aurora, una città americana nella quale, il 20 luglio del 2012 il ventitreenne James E. Holmes aprì il fuoco all’interno di un cinema mentre si stava proiettando la prima di Dark Knight Rises (Il cavaliere oscuro – il Ritorno) uccidendo 12 persone e ferendone altre 70.

Girato in sedici giorni, il film racconta i momenti antecedenti alla strage, prendendo in esame la vita di 6 giovani, tra cui il killer, raccontandone la giornata e i momenti salienti. Una vita normale di sei personaggi che si aggirano per la città tra lo studio, il lavoro, i propri hobby, fino alla preparazione di quella che sarebbe dovuta essere una serata in compagnia di amici e di un film.

Le scene appaiono come un docu-film, all’interno del quale si dipanano le storie dei sei personaggi che non riescono a portare lo spettatore ad individuare il colpevole delle strage. Ma non tutto appare lineare e non sempre lo si può affiancare a colui che sarà l’autore della strage. Ognuno di loro ha problemi relazionali, un vuoto che non riescono a colmare.

È complesso delineare il profilo del killer e dare una spiegazione al suo folle gesto, ma è altrettanto complicato farlo con gli altri personaggi. Si indaga sulla personalità degli stessi, ma anche sulla facilità con la quale hanno accesso alle armi o alla sensazione di grande vuoto che attanaglia la nostra società.

Appare così anche il film che in alcuni momenti è troppo lento, come nei passaggi tra le storie di alcuni dei protagonisti o i viaggi in auto silenziosi, non accompagnati da nessun tipo di musica.

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