Giovanni Comisso, che “razza” d’artista

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Giovanni Comisso definito uno scrittore senza aggettivi

Giovanni Comisso fu autore prolifico e che ottenne successo di pubblico anche grazie agli equilibri ideologici che non lo fecero mai sbilanciare verso posizioni estreme, né dal punto di vista politico né stilistico. Lo accompagnò anche il riconoscimento da parte della critica, culminato nel 1955 con il conferimento del Premio Strega per la raccolta di racconti Un gatto attraversa la strada.

È ancora interessante parlare di Comisso anche se egli non presenta nei suoi scritti essenziali problemi metafisici o filosofici. È anzi interessante parlarne proprio per questo, perché egli non è autore superficiale, bensì uno scrittore preoccupato di questioni stilistiche e che curava la forma in maniera istintiva, sensoriale, sensuale. Le sue opere sono delle successioni di impressioni, più che “narrare” storie, “raccontano” in maniera bozzettistica senza un’apparente perché profondo. E la domanda provocatoria – che apre solo uno spunto ovvio, per gioco – potrebbe essere: perché dovrebbe esserci una profondità? Comisso, nato sul finire dell’Ottocento a Treviso, città da lui odiata e amata, senza avere avuto una giovanile formazione letteraria particolarmente approfondita o comunque non al di fuori dei cardini canonici, si allinea allo stile dannunziano.

L’interessante è che Comisso resta fondamentalmente estraneo a ogni qualsivoglia preoccupazione sociale e politica, tenendo in conto solamente l’arte del suo stesso scrivere. Rimane in disparte con l’avanzare del fascismo, perché non si allinea in maniera decisa alle linee del regime. Ma non era certo nel DNA e nemmeno nel suo passato culturale il neorealismo; Comisso non poteva essere uno scrittore éngagé, alla Sartre o alla Moravia. E tuttavia non si può parlare di una sua superficialità, ma solo di un avere più a cuore questioni di stile letterario rispetto alle questioni sociali.

E, per dimostrare tale profondità dello scrittore, basti leggere le sue ultime opere come La mia casa in campagna (1958), che denunciano un immediato riflettere dello scrittore su sue impressioni e delusioni, e storiche e personali.

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Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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