L’estrema competizione in scena al Teatro Sala Umberto

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Non si uccidono così anche i cavalli

una corsa al successo, alla ricchezza, calpestando tutto e tutti

Non si uccidono così anche i cavalli? in scena al Teatro Sala Umberto di Roma, è la storia tragica di una corsa al successo, alla ricchezza, calpestando tutto e tutti, compresa la dignità, sempre se, chi ha cominciato, la detiene ancora. Una corsa al massacro, in cui il pubblico viene chiamato a partecipare e si scopre, in alcuni di loro, la parte peggiore, poiché, nel momento in cui gli si chiede, abbattendo la quarta parete, di salvare una concorrente, dal pubblico si alzano alcune voci contrarie, alla fine, però, la salvezza sembra la scelta migliore.

La foga, la determinazione, la scelta di andare incontro alla notorietà abbattendo qualsiasi ostacolo, anche umano, rappresenta la parte più cruda del genere umano e, nel testo e per tutta la durata dello spettacolo, questi sentimenti vengono sottolineati. Sì all’impegno e alla tenacia per raggiungere obiettivi e mete che migliorino il nostro essere, ma la mancanza di rispetto dovrebbe essere allontanata dal nostro essere.

Ispirato all’omonimo romanzo del 1935 di Horace McCoy, fu trasportato al cinema dal regista Sidney Pollak nel 1969, riuscendo a vincere un Oscar per il miglior attore non protagonista. Nella versione italiana si nota la traduzione di Giorgio Mariuzzo e l’adattamento di Giancarlo Fares, e l’interpretazione di Giuseppe Zeno, nella parte del mattatore che organizza una maratona di ballo, senza sosta, dove i concorrenti, in cambio di vitto e alloggio, devono ballare notte e giorno per vincere un premio in denaro o farsi notare da produttori, fotografici, agenti, che stazionano tra il pubblico.

Il testo, scritto nel ’35 appare come precursore della tv moderna, dove la rincorsa al successo è parte integrante della trasmissione stessa.

In scena un cast formato da una serie di ballerini, che si fanno apprezzare per professionalità, capacità interpretativa e comunicabilità con il pubblico. Un corpo di ballo davvero eterogeneo che non lascia alcuna figura in disparte, ma che riesce a mostrare tutte le sfaccettature dell’umanità. Il loro è stato un continuo dialogo trasmesso attraverso il corpo. Vale la pena citare questo gruppo di ragazzi: Riccardo Averaimo, Alberta Cipriani, Vittoria Galli, Alessandro Greco, Salvatore Langella, Martin Loberto, Elisa Lombardi, Maria Lomurno, Francesco Mastroianni, Matteo Milani, Pierfrancesco Scannavino, Lucina Scarpolini, Viviana Simone.

In scena con loro la cantante Silvia Salemi, che resta in ombra in tutti i momenti dedicati alla danza, sicuramente non all’altezza degli altri ballerini, ma questi ultimi sono professionisti e danno il massimo sul palco, per venir fuori nei momenti a lei più adeguati, come le canzoni e i dialoghi con i protagonisti. Credo che alla fine la cantante abbia fatto quello che le veniva chiesto, cioè cantare e recitare e lo ha fatto bene.

Nella parte del mattatore Giuseppe Zeno che incita, dirige, presenta, emoziona e si rapporta con estrema facilità con il pubblico. Davvero una bella prova la sua, poiché riesce ad ammaliare il pubblico.

Nello spettacolo anche la partecipazione del cantautore romano PiJi, che ha composto appositamente per lo spettacolo, musiche e canzoni in stile swing, elettro-swing e jazz manouche. Una riconferma per questo artista straordinario, capace di interagire in modo particolare e sempre preciso con la musica e che regala, insieme alla sua band, un live eccezionale.

Attenta la regia di Giancarlo Fares, che da “Le Bal – L’Italia balla dal 1940 al 2001” dove i ballerini esprimevano con il corpo le emozioni, ci ha regalato con questo spettacolo, un altro assaggio di musica e ballo, dove si nota l’attenta regia, precisa, mai al di là della drammaturgia.

Un plauso va anche alle coreografie di Manuel Micheli, i costumi di Francesca Grossi e le scene di Fabiana Di Marco.

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