Paolo Biag in scena al Teatro Trastevere

Un testo americano degli anni ‘90 evince l’odierna società italiana

Al Teatro Trastevere di Roma Paolo Biag porta in scena Piantando chiodi nel pavimento con la fronte, di Eric Bogosian, regia di Pino Quartullo. Il testo racconta della società americana degli anni ’90 che si rispecchia nell’Italia di oggi.

Abbiamo chiesto al protagonista Paolo Biag di raccontarci qualcosa in più dello spettacolo.

Benvenuto Paolo sulle pagine di CulturSocialArt. Comincerei col chiederti cosa ti ha attratto del testo Piantando chiodi nel pavimento con la fronte?

Grazie per l’accoglienza Sissi e un saluto a tutti gli amici di CulturSocialArt.

Beh, quando ho letto per la prima volta Piantando chiodi nel pavimento con la fronte, me ne sono subito innamorato, per vari motivi: la strutturazione in monologhi a più personaggi, che dà all’attore la possibilità di esprimere le doti da trasformista; i temi trattati, di analisi e denuncia di una società allo sbando; il linguaggio ironico ma corrosivo che Bogòsian usa magistralmente.

Il titolo appare un po’ inquietante: fa male piantare i chiodi con la fronte! Cosa rappresenta?

Sì, fa sicuramente male ed è inquietante proprio come la società e i personaggi che Bogòsian descrive, pieni di ansie, paranoie e perversioni, a cui non rimane altro che compiere gesti estremi, proprio per ribellarsi a questa società impazzita. E piantare chiodi nel pavimento con la fronte, è proprio il gesto estremo che compie l’ultimo dei personaggi della pièce, nel tentativo di “… far sparire dalla mia testa tutto questo rumore”. Quel rumore creato da tutti i conformismi e convenzionalismi che ci schiacciano ogni giorno in una routine alienante.

Avete deciso di non attualizzare, ne italianizzare il testo, traducendolo esattamente com’è scritto nel 1994. Perché?

Beh, è stato impossibile farlo, proprio perché Bogòsian ha vietato qualsiasi tipo di adattamento, per cui la traduzione curata da Pino Quartullo e Patrizia Monaco è fedelissima all’originale.

In scena sarai solo, ma in compagnia di molti personaggi diversi tra loro. Cosa ti ha colpito di loro? C’è un tuo preferito e perché?

Non c’è un mio preferito, mi piacciono tutti, perché esprimono tutti, in modo molto estremo, un aspetto dell’animo umano.

Qual è il filo conduttore di tutte le storie?

Sicuramente il disagio umano, all’interno di una società ormai al collasso.

Dicevamo molti personaggi. Come li hai preparati?

Beh, caratterizzarne uno ad uno, non è stato facile ma è stato un bellissimo gioco. È il gioco dell’attore: studiare nel dettaglio ogni movenza, i toni della voce, i modi di parlare e di sentire di ogni personaggio, entrare nelle sue emozioni…. un gioco affascinante.

Alla regia Pino Quartullo. Quali sono stati i suoi suggerimenti per lo spettacolo? E per i personaggi?

La regia di Pino Quartullo è stata fondamentale. Pino ha dato l’impronta allo spettacolo grazie alla sua bravura e alla professionalità di una vita dedicata al teatro.

Parliamo di un testo scritto nel 1994, ma che rappresenta la società italiana oggi. Come la fa sentire questo nei confronti della società odierna?

Sicuramente spaesato, perché condivido pienamente il punto di vista di Bogòsian, i suoi timori e le sue riflessioni sociali. Mi piacerebbe contribuire a un seppur minimo cambiamento di direzione, facendo conoscere questo spettacolo.

Quali sono le caratteristiche maggiori che fuoriescono dai personaggi?

Sicuramente la difficoltà nel vivere una società che ha ormai dei meccanismi e delle logiche che annichiliscono completamente l’uomo.

Negli anni passati si diceva che in Italia particolari situazioni sociali americane, arrivassero con un ritardo di vent’anni. Secondo lei ci sarà speranza per un cambiamento oppure siamo destinati a ripetere gli errori americani dei decenni precedenti ogni volta?

Da ormai molti decenni ci troviamo a ripetere i modelli capitalistici, con tutti i suoi errori. Mi sembra che molte persone siano ormai coscienti che il “sogno americano” non è più tale e che sia necessario dare una svolta alla nostra vita. Voglio credere nella forza di queste persone.

Cosa si aspetta dal pubblico romano?

Beh, spero che accolga bene questo testo, che fa ridere ma soprattutto riflettere sulla realtà sociale in cui siamo immersi.

Qual è, invece, la cosa che lei vorrebbe dare al pubblico?

Come ho già accennato, mi piacerebbe contribuire, anche se in minima parte e solamente attraverso uno spunto di riflessione, ad un cambiamento che metta più al centro l’uomo, rispetto a quelle dinamiche capitalistiche che lo stanno schiacciando.

Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo per lo spettacolo!

Grazie a te Sissi per l’accoglienza.

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Sissi Corrado

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